Martin Eden, film di Pietro Marcello Intervista a Maurizio Braucci di Flavio Figliuolo e Enrico Voccia

 

Uenne: Ciao Maurizio, siamo la redazione di Umanità Nova e vorremmo farti qualche domanda rispetto al film Martin Eden del quale hai curato la sceneggiatura. Innanzitutto i nostri complimenti per l’ottima trasposizione del testo: ci è piaciuta molto. Hai cambiato l’ambientazione ma sei riuscito a mantenerti fedele al romanzo.

Maurizio: Grazie. Un “tradimento fedele”…

Uenne: Infatti. La prima domanda è ovviamente legata alle prime scene del film con immagini di repertorio di Errico Malatesta, le famose immagini con lui ad un comizio del Primo Maggio, dove bacia la bambina… Come mai questa scelta?

Maurizio: è assolutamente in linea col romanzo nel momento in cui lo ambienti in Italia in quegli anni, perché il grande tema del romanzo è l’emancipazione dell’individuo tramite la cultura e Malatesta, in quel periodo, per quel tipo di tematiche era sicuramente un forte punto di riferimento. Una sequenza tematica rispetto al contenuto del film tratto dal romanzo di Jack London.

Uenne: La seconda domanda è: perché Napoli? Solo perché la conoscevate meglio o c’è un altro motivo più profondo?

Maurizio: Perché assumeva più forza un romanzo di inizio Novecento in Europa, prendeva maggiormente forza più in quel contesto, tra l’altro ben riconoscibile, per riattualizzare e dare forza ai contenuti del romanzo.

Uenne: A noi la cosa ci è sembrata molto ben riuscita…

Maurizio: Noi abbiamo lavorato pensando ad una fiaba, così come aveva tratti fiabeschi il romanzo originario, una “fiaba del reale” – un genere con cui spesso mi sono trovato a lavorare nel cinema. Ha anche una forte complessità.

Uenne: Noi che qualche tempo fa abbiamo letto il libro, ci ricordavamo forse nella parte centrale una maggiore espressione del tema critico verso l’industria culturale, particolarmente quella dei suoi tempi, giornali, libri… forse questo tema è un po’ più sfumato nel film.

Maurizio: Non sono d’accordo. È solo tutto spostato verso la parte finale, che è tutta fondata sulla sua disillusione non solo verso la vita ma anche verso l’arte e l’industria culturale. Dice ad esempio “i contratti sono l’unica forma d’arte amata dal capitalismo”, “guarda un uomo di successo, ha la scorza del nemico”, ecc. Il tema c’è, solo messo altrove: infatti i tre grandi temi del romanzo che abbiamo individuato sono l’individualismo (oggi diremmo la persona), la lotta di classe e l’industria culturale.

Uenne: Tu e il regista, nelle interviste ad altri giornali, anche dopo la premiazione, avete detto che il tema del film è anche il riscatto sociale tramite la cultura…

Maurizio: … il tentativo di un riscatto sociale attraverso la cultura che però diventa disillusione e, in quel caso, un nichilismo, possiamo dire, reazionario. Tutto sta nel consiglio che gli darà Brissenden, il suo miglior amico socialista, il suo mentore: sposa il socialismo, abbraccia la sua causa che sarà l’unica cosa che ti aiuterà nel momento della disillusione. La storia racconta di come l’individuo, anche emancipato, se non sposa il tema della solidarietà – che è poi il grande tema malatestiano – diventa un individuo perso nella vacuità, nel nulla. Un nichilista nel senso più reazionario del termine, come era – o almeno è stato interpretata – la figura di Spencer che, nel romanzo, è uno degli ispiratori del protagonista e che oggi è caduto nel dimenticatoio e, se viene citato, lo è dai pensatori neoliberisti più radicali.

Uenne: Altra domanda. Nel film ci è parso di vedere un simbolismo tra la morte e la comparsa del fascismo…

Maurizio: Dovete sapere che noi abbiamo lavorato partendo dal presupposto che Martin Eden fosse un romanzo sul Novecento, fatto con grande spirito di preveggenza da parte del primo grande autore dell’industria culturale che, del secolo che nasceva, aveva intravisto le grandi problematiche politiche e sociali: la cultura, la politica, l’individuo ed il rapporto di quest’ultimo con le prime. Quindi noi abbiamo ambientato tutta questa fiaba del reale tratto dal romanzo in una sorta di Novecento trasognato, un grande sogno della realtà, una crasi, una sintesi del Novecento in cui i simboli si intrecciano, come accade nell’inconscio onirico. Quindi hai una serie di simbologie che servono ad identificare il Novecento, un secolo che noi rappresentiamo in maniera verosimigliante più che storicamente definita. Questo può stupire chi è abituato ad una visione più razionale, più chiusa, più compiuta delle cose: noi però abbiamo utilizzato il linguaggio del cinema con un regista di notevole valore quale Pietro Marcello con la sua specifica visione del linguaggio cinematografico.

Uenne: Ci siete riusciti perfettamente, per quel che può valere noi ci siamo emozionati nel vederlo… C’è qualcosa altro che vuoi aggiungere, che ti ha dato particolare soddisfazione in questo lavoro?

Maurizio: Io spero che questo film susciti un dibattito, in particolare su questo tema dell’individuo: in Italia è un po’ difficile affrontarlo perché in merito c’è una sorta di analfabetizzazione. In questo paese storicamente l’individualismo è stato sempre associato all’individualismo reazionario, all’individualismo come sopraffazione dell’altro, all’individualismo neoliberista e mafioso. Esiste perciò una grossa prevenzione paradossalmente proprio negli ambiti della militanza politica – che non siano quelli anarchici – ad assumere un dibattito sulla questione dell’individuo. Credo che oggi si stiano aprendo un po’ di spazi, nel momento in cui si comincia a parlare della persona, per meglio dire dei diritti a partire dalla persona. Sono vicino a posizioni come quelle di Colin Ward, un libertarismo anche attivo nella società: il volontarismo etico lo intendo proprio come la costruzione di condizioni maggiormente favorevoli allo sviluppo di ogni individuo che, insieme alla solidarietà, è il tema portante dell’anarchismo. Il tema del film è proprio questo: un individuo senza il senso della solidarietà si trasforma in un maiale che divora tutti, con la solidarietà può diventare una risorsa per tutti e per se stesso. Mi rendo conto che è un tema difficile da affrontare oggi in Italia e spero che il film dia un piccolo contributo per il rilancio di questi temi, che poi sono quelli che oggi in Italia si associano al tema dei diritti della persona.

Uenne: Sì perché da un lato è importante il tema dell’individuo che non può annullarsi in una indistinta collettività che tutto azzera…

Maurizio: … e nello stesso tempo, come Martin Eden, scivolare nell’assurdo, nell’abisso del proprio nichilismo individuale.

Uenne: La vostra, quindi, è stata una tematica camusiana, presente ne Il Mito di Sisifo e poi ne L’Uomo in Rivolta…

Maurizio: … esatto. D’altronde è questa la corrente cui ci sentiamo affini. Nel mondo culturale anglosassone, l’ho sottolineato spesso, l’anarchismo ha un suo status culturale forte ed è rappresentato da personaggi estremamente noti per il loro spessore anche scientifico. Qui in Italia abbiamo, invece, la visione dell’anarchico “bombarolo” che sommerge la concezione filosofica e politica profonda dell’anarchismo. Ancora una volta spero che il film serve a cambiare le cose.

Uenne: Grazie.

(pubblicato su Umanità Nova, 24 settembre 2019)

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