Gli scienziati e le armi di Roberto Fieschi

 

(Jean-Paul Sartre: “Quando i ricchi si fanno la guerra, sono i poveri a morire”)

 (Paul Valéry: “La guerra: un massacro di gente che non si conosce, per gli interessi di gente che si conosce, ma non si massacra”)

 (Erodoto: “In pace i figli seppelliscono i padri, mentre in guerra sono i padri a seppellire i figli)

 Sgombriamo il terreno da incomprensioni: a Scienza non è né per la pace né per la guerra, né contro le armi. La scienza indaga sulle leggi della natura. “La vocazione dell’uomo di scienza è di spostare in avanti le frontiere della nostra conoscenza in tutte le direzioni, non solo in quelle che promettono più immediati compensi o applausi.” (Discorso tenuto da Enrico Fermi nel 1947)

In questo senso la scienza è neutrale.

Si è espresso lucidamente Bertrand Russell (1972-1970), matematico e filosofo:

“Non si richiede al fisico o al chimico di provare l’importanza etica degli atomi, non ci si aspetta che il biologo dimostri l’utilità degli animali o delle piante che studia. Il fisico cerca semplicemente di scoprire i fatti, non di valutare se sono buoni o cattivi.”

Ancor più netto il grande matematico David Hilbert (1862-1943): “Si sente molto parlare dell’ostilità tra scienza e tecnica. Penso che ciò non sia vero. Scienza e tecnica non hanno nulla da spartire”.

 Scienza e tecnica. Il tecnico lavora a un progetto: forgiare una spada, un mulino per macinare il grano, un veliero, la macchina a vapore. Anche lo scienziato, a volte: una macchina per accelerare le particelle, un radiotelescopio, una macchina per fare il vuoto. Ma, in generale, sviluppa teorie per interpretare la natura meccanica classica, elettromagnetismo, relatività, meccanica quantistica …

Tuttavia in numerosi casi è stato proprio lo sviluppo tecnico a permettere scoperte scientifiche.

Gli scienziati, per la loro indagine, sviluppano tecniche (vuoto, freddo, onde elettromagnetiche, raggi X, EPR, NMR …), tecniche che verranno esportate nella società in applicazioni pratiche, anche militari.

Joseph John Thomson non avrebbe potuto scoprire l’elettrone se non avesse potuto contare sulla tecnologia del vuoto necessaria per costruire il tubo catodico.

Molte delle tecnologie oggi considerate essenziali – dai computer alle telecomunicazioni, dalla risonanza magnetica alla spettrometria di massa -sono il frutto di percorsi scientifici non lineari, che hanno combinato creatività, imprevisto e indipendenza intellettuale.

Molte innovazioni tecnologiche, frutto della ricerca fisica, hanno trovato applicazioni nel settore militare: laser e maser, fibre ottiche, ottica integrata, impiantazione ionica, elettronica a semiconduttori, memorie a bolle magnetiche. In sostanza, ogni progresso in un qualsiasi ramo della fisica può trasformarsi in tecnologia strategica

Dunque scienza e tecnica non si pongono in rapporto gerarchico, ma si alimentano reciprocamente.

È ingiusto attribuire alla scienza la responsabilità esclusiva delle sue possibili applicazioni negative. Certo, la scienza ha contribuito alla costruzione di armi micidiali, ma è anche grazie a essa che si è ridotto il tasso di mortalità, si è migliorata la qualità della vita, si è garantito l’accesso a cibo sicuro, si sono compresi i meccanismi delle malattie e sviluppate le cure.

Se la scienza è neutra rispetto ai “valori”, diversa è la situazione per gli scienziati, alcuni di essi non si limitano a decifrare la natura, ma lavorano alla produzione di nuove armi, diventano consiglieri dei militari o dei politici (falchi e colombe), altri sentono la loro responsabilità verso la società, ammoniscono sui rischi connessi con lo sviluppo di nuove armi e i impegnano pubblicamente per la pace, la distensione, il disarmo.

Ricordiamo alcuni tra i molti scienziati che produssero armi.

Archimede, il più grande scienziato dell’antichità classica: la leggenda ci para di specchi ustori che, concentrando i raggi solari, incendiano le navi avversarie, enormi gru che le sollevano e le fanno affondare.

Leonardo da Vinci. In una lettera in dieci punti a Ludovico il Moro, per farsi assumere, scrisse: “ … so fabbricare mortai, bombe a mano, carri d’assalto, cortine fumogene …”. Solo al decimo punto della lettera scrisse: “In tempo di pace credo satisfare benissimo in architettura, in conducer acqua da un loco ad un altro. Item, conducerò in scultura di marmore di bronzo.”

Cartesio e Stevino servirono come ingegneri militari il principe di Orange; anche il Conte Rumford fu consigliere militare del Principe di Baviera

Fritz Haber, Premio Nobel per la sintesi dell’ammoniaca, nell’aprile 1915 organizzò, a Ypres, l’attacco coi gas di cloro da lui prodotti: il primo attacco chimico della storia.  La moglie, quando lo seppe, si suicidò con il revolver del marito.

Robert Oppenheimer, insieme ad altri scienziati, nel Progetto Manhattan, consigliò i militari di lanciare la Bomba atomica sulle città del Giappone, indicando anche le caratteristiche che queste dovevano presentare per rendere più efficace l’effetto della tremenda esplosione.

Anche dopo la guerra fu consigliere del governo degli Stati Uniti.

Oggi è facile condannare gli scienziati che collaborarono alla realizzazione della Bomba, ma per capire la loro scelta bisogna tornare a quei terribili anni trenta. Nel 1933 Hitler sale al potere; due anni dopo emana le laggi razziali, che porteranno al genocidio di sei milioni di ebrei, tra l’indifferenza di buona parte dei paesi democratici. Nel 1936 invade la Renania, nel1938 annette l’Austria e invade la Cecoslovacchia, l’anno seguente invade la Polonia e inizia la seconda Guerra mondiale.

Maggio 1939: l’Italia firma il Patto d’acciaio. Il 10 giugno 1939 anche l’Italia entra in guerra. Ricordo che io, ragazzino, inquadrato nei Balilla, ero entusiasta, sognando battaglie, vittorie e gloria. Mia nonna, che aveva vissuto gli anni della Prima Guerra mondiale, piangeva.

Alla fine del 1938, in Germania, Otto Hahn scopre la fissione dell’uranio e ben presto i fisici in vari Paesi si rendono conto che questo fenomeno potrebbe essere sfruttato per ottenere un esplosivo di spaventosa potenza.

Alla luce di queste schematiche considerazioni ci si rende conto che il timore che la Germania nazista costruisse la Bomba era fondato. Su questa base Szilard e Wigner, due fisici ebrei fuggiti dall’Ungheria, sottoposero a Einstein la bozza di una lettera per Presidente Roosevelt nella quale si sollevavano queste preoccupazioni. Einstein la firmò, pentendosene molti anni dopo.

Rispetto a questo insieme di problemi, si possono classificare gli scienziati in due categorie, i Falchi e le Colombe.

I Falchi sviluppano nuove armi, come la bomba H e la bomba N, propongono nuove strategie, come la SDI o “Guerre stellari”, si oppongono a trattati che limitano la corsa al riarmo o che introducono forme di controllo; in alcuni (pochi) casi propongono addirittura attacchi preventivi.

Fra i più noti, Edward Teller e Ernst Lawrence, sostenitori della bomba H, John von Neumann, che nel dopoguerra propose il bombardamento atomico preventivo dell’Unione Sovietica.

Le Colombe: Bertrand Russell, Franco Rasetti (rifiutò di partecipare al Progetto e, dopo la guerra, abbandonò la fisica per dedicarsi a studi di paleontologiabotanica ed entomologia, Piotr Kapitza, e molti altri. Max Born scrisse, in seguito: “Ero convinto che la bomba atomica fosse un’invenzione diabolica e non volevo averci a che fare. Sebbene odiassi Hitler e i nazisti, e il popolo tedesco per il consenso che gli aveva tributato, non potevo appoggiare azioni che avrebero portato non solo alla morte dei nazisti e dei soldati di Hitler, ma di bambini e persone innocenti.”

Singolare il caso di Józef Rotblat, fisico polacco che aveva partecipato al Progetto. Alla fine, quando fu assodato che la Germania, ormai sconfitta, non aveva in corso progetti validi per la Bomba, si rifiutò di proseguire a lavorarvi e chiese di andarsene, unico tra i suoi colleghi.

Gli fu assegnato il Premio Nobel per la Pace.

Di fronte al progetto della bomba H, o termonucleare, Rabi e Fermi si opposero: “Riteniamo sbagliato, sulla base di fondamentali principi etici, avviare il programma di una tale arma.  Non esistono limiti alla distruttività di quest’arma […] la sua stessa esistenza è un pericolo per l’umanità”.

Teniamo conto, però, che queste classificazioni semplificano la realtà. Spesso le varie posizioni convivono nella stessa persona. Enrico Fermi ne è un esempio.

Fermi è scienziato puro quando, da giovane, sviluppa la Statistica delle particelle come gli elettroni e quando studia la radioattività indotta da neutroni lenti; è tecnologo quando realizza il primo reattore nucleare, è consigliere dei militari quando consiglia come usare la bomba atomica contro il Giappone, è contro la guerra quando si dichiara ontro la bomba termonucleare per ragioni etiche. Torna a essere scienziato nel dopoguerra, all’Università di Chicago.

Impegno sociale. Molti scienziati, convinti della loro responsabilità morale di informare, di ammonire e di mobilitare le coscienze, sono stati e sono e sono stati attivi nel prendere posizioni pubbliche sui rischi che comportano le armi atomiche e una corsa agli armamenti.

Il caso più noto è il Manifesto Russell-Einstein (9 luglio 1955) il più importante documento di denuncia sulla minaccia rappresentata dalle armi nucleari per il genere umano.

“Ci attende, se sapremo scegliere, un continuo progresso di felicità, conoscenza e saggezza. Dovremmo invece scegliere la morte, perché non riusciamo a rinunciare alle nostre liti? Facciamo un appello come esseri umani ad altri esseri umani: ricordate la vostra umanità e dimenticatevi del resto. Se riuscirete a farlo si aprirà la strada verso un nuovo Paradiso; se non ci riuscirete, si spalancherà dinanzi a voi il rischio di un’estinzione universale.”

Esso diede impulso ad altri movimenti e organizzazioni. Il più importante è il movimento Pugwash (Pugwash Conferences on Science and World Affairs), fondato nel 1957 da Bertrand Russell e Józef Rotblat.

Eccone alcune: Union of Concerned Scientists, Stockholm International Peace Research Institute, Bulletin of the Atomic Scientists, SANA, Senzatomica, Rete Italiana Pace e Disarmo … Ricordo in particolare l’Unione Scienziati per il Disarmo (USPID), perché faccio parte del suo consiglio scientifico.

Anch’io in quegli anni ho raccolto firme per il movimento “Partigiani della pace”, ho scritto, ho parlato nelle scuole. In seguito, con mia figlia Elena di 12 anni, ho partecipato alla prima Marcia per la pace, camminando sotto una pioggerellina da Parma a Reggio Emilia.

Il problema della bomba atomica, dopo decenni di (quasi) tranquillità, è tornato attuale con le preoccupanti dichiarazioni di Vladimir Putin, di ricorrere al suo impiego “in caso di minaccia all’integrità territoriale del nostro Paese” (19 novembre 2025). Un’escalation “incredibilmente pericolosa e irresponsabile”, ha denunciato la Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari

Né ci confortano le parole dell’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone sull’ipotesi di un attacco preventivo (!) alla Russia nel contesto di una guerra ibrida. Mosca parla di un “passo estremamente irresponsabile”.

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