In questi giorni ho registrato tre fatti di cronaca politica, più o meno universalmente accolti con commenti devianti o clamorose omissioni, anche confusi dalle proprie manipolazioni. E che ruolo vi gioca l’intelligenza artificiale al servizio dell’1% della popolazione?
La pioggia d’informazioni che dimostrano come Netanyahu sia stato tempestivamente informato dell’imminente attacco di Hamas, il 7 ottobre 2023, è stata liquidata come clamorosa trascuratezza da parte sua. I media si sono guardati bene dall’avanzare l’ipotesi che la mancata difesa israeliana fosse motivata da calcolo – coerente con l’appoggio persino finanziario ad Hamas negli anni precedenti – o che quell’attacco avrebbe comunque aperto la strada alla successiva politica israeliana genocida, liquidando qualsiasi ipotesi di stato palestinese, a Gaza e in Cisgiordania.
Recentemente vi sono state negli Stati Uniti, le celebrazioni per il 25° anniversario dell’attacco alle Due Torri e al Pentagono, l’11 settembre 2001, da parte di aerei di linea, dirottati da islamisti addestrati presso scuole di volo negli Stati Uniti. Silenzio totale dei media, con la sola eccezione di Alessandro Barbero, sull’ampia documentazione, resa nota nel tempo da CIA ed FBI, e all’epoca a disposizione del governo statunitense di George W. Bush, che avrebbe evitato gli attentati. Nessun analista di geopolitica – così si chiamano oggi i presunti competenti – si è azzardato ad osservare che quella strage di vite umane su territorio statunitense ha posto fine alla ricerca di una minaccia credibile (“a credible threat”) che, dopo la caduta del Muro, sostituisse la guerra fredda con la guerra al terrorismo (“War on Terror”), tale da giustificare spesa e successivi interventi militari.
Aggiungo un episodio più modesto, di casa nostra. L’aggressione violenta, con presenze black bloc, di Chiomonte, preceduta dagli scontri intorno ad Askatasuna, è servita a rendere attuale il tema dell’ordine pubblico in Italia nell’imminenza delle elezioni politiche, a rivitalizzare il moribondo progetto TAV e ad offrire ossigeno al governo Meloni, a digiuno di successi di altro tipo.
Il potere costituito, nelle sue articolazioni profonde, valuta con cinismo vantaggi e svantaggi strategici della violenza che lo colpisce: se prevalgono i primi sui secondi, lascia fare. Teorie cospiratorie (“conspiracy theories”), ovvero l’artificio retorico che da tempo liquida ogni ipotesi o interpretazione di evento scomodo per i potenti? Assolutamente no! Ipotizziamo pure che ciascun evento si sia verificato senza alcun retroscena contraddittorio, con un’apparenza che mai inganna. Sono rarissimi i casi in cui il popolo sovrano possa dimostrare in maniera inequivocabile la strumentalità dei comportamenti di un potere costituito che se ne giova. Resta l’oggettività delle conseguenze, il cui prodest, a suo tempo segnalato da Seneca e da Marco Tullio Cicerone.
Mi spiego con un esempio, per fortuna teorico. Se una mia lontana ma facoltosa parente muore in circostanze non chiarite ed io, tra tanti, risulto essere il suo erede universale, l’evento non mi trasforma in assassino, anche se qualcuno potrebbe chiedermi un alibi. Resta il fatto obiettivo che sono il beneficiario della sua morte. Può anche darsi che Netanyahu, Bush, Meloni siano innocenti come colombe, soltanto maldestri governanti. Comunque, politicamente, sono passati all’incasso, con tutte le conseguenze che ne derivano. Auguriamoci, soltanto nel breve periodo…
Gian Giacomo Migone
(giangiacomo.migone@gmail.com)

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